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Lassù nell’infinito ci sono il sole, le stelle ed altri astri, fuori della terra, a tutti i punti cardinali, nell’infinità dei mondi e del tempo deve esserci una realtà lontana dalla nostra immaginazione che ci sfugge, che non conosciamo dato che non conosciamo nemmeno quella in cui attualmente siamo immersi vivendo sulla nostra madre terra. Attorno a noi l’aria, il cielo, la terra con il lavoro, i suoi frutti, le messi, i fiori, i ruscelli, i fiumi, i laghi, i mari, gli oceani, le montagne e, tra questa vita, un crepitio di altra vita. Noi, gli uomini, gli altri animali, gli insetti nelle loro versioni maschili e femminili, gli alberi superbi, i boschi, le foreste, i cespugli, le erbe. Qui dobbiamo vivere tutti per un periodo che non ci Ë stato dato di sapere nè come lo dovremo vivere. Ma perchè tu, animale uomo, superbo, nella tua forma più avanzata dei restanti altri viventi, non vuoi viverlo quietamente? PerchÈ smani, che cosa ti manca di fronte a tutti gli altri enti viventi? PerchÈ non vivi quietamente? Che cosa brami e inventi l’angoscia? Sì, la tua tecnica, la tua scienza ha una qualche valenza, ma non hai pensato mai che è altrettanto pericolosa, minacciosa e micidiale con i suoi giochi seriosi e incoscienti? Dai pace a te stesso e a tutti gli altri animali e a tutti gli altri viventi, smetti di sporcare te stesso con le tue smanie, smetti di sporcare te stesso e tutto quanto altro ti circonda e vivi rispettando e amando la tavolozza di colori e di movimento in cui ti Ë stato dato di nascere e di vivere. Una brezzolina che non avevo mai notato prima, non so come, allora mi disse: Perchè, sai, ho sempre tentato di parlarti così e tu sei distratto Io sono la radice del vento, potente; porto con me anche il fuoco incandescente, eterno, con quello dei vulcani e del sole, e anche il freddo eterno dei ghiacciai. Sono anche l’imprevedibile che sta dietro all’attimo presente e sono anche l’entropia e provengo da ciò che mi costituisce; sono in versioni multiple, sono al di fuori e all’interno di ogni ente e di ogni cosa e sconvolgo tutto e accomodo tutto con le energie che posseggo in me fino a questo momento. Allora lì, davanti al tutto, io, sbigottito, abbagliato, risposi: Finora non potevo percepirti, i miei sensi erano distratti e saturi da fragori incomprensibili. Sii misericordiosa con me. Necessità, fuori di te non c’è altro. Ti prego, istruiscimi, sono qui, in questa forma e con questo bagaglio invisibile, psicologico e fisico, tra altre forme e tra altri bagagli fisici e psicologici diversi. Il secolo scorso è stato memorabile, il più micidiale, e non credevamo che il successivo, nonostante i buoni propositi, si annunciasse e iniziasse con la minaccia di essere ancora peggiore. L’anziana signora disse così dopo l’11 Settembre 2001, seduta fra tutte le persone che le stavano intorno e che, dopo la prima e la seconda guerra mondiale non erano ancora nate. La vegliarda proseguì: da oltre cento anni che vivo nel sogno, nel condizionamento, nell’illusione e nell’aggressione memetica, nell’oppressione di tutte le violenze, le più feroci, ben camuffate, nel rischio dell’affrontare degli attimi susseguenti all’attuale, fra il rischio di impigliarsi in ragnatele, le più molteplici e nel tentativo di disinvischiarmi da ogni condizionamento, i rischi della falsa informazione e di quella mediata. Sono infine arrivata a quest’ora. Sono cose che portano a considerarsi di non essere nemmeno nata o essere appena nata. Cent’anni, che sono? Nulla.
Malescusi Silvano. [pensionato disabile]


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